lunedì 4 novembre 2013

Cena con delitto, parte prima e ultima.




Ho appena letto di una cena organizzata da un’Associazione animalista per raccogliere fondi da destinare agli animali bisognosi. Il titolo dell’evento è correlato da felici immagini di caprette, asinelli, coniglietti, cani, …
Nel menu possiamo trovare - fra prodotti con formaggi e uova -  salumi e maiale con pancetta.  

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Silenzio in sala, prego.
La pellicola si è interrotta a causa di un groviglio d’incoerenza. Riprenderemo al più presto.
La sala fumatori è al primo piano.

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E un’orda di persone si reca al piano 1. Non tanto perché fumatori, no. Quanto per parlare di questa incresciosa situazione. Tutti si chiedono come sia possibile che un’Associazione animalista serva un animale (un cadavere) a cena. Appoggi la sua uccisione. Lo uccida, quindi. Lo sgozzi. Lo stordisca con la corrente elettrica. Lo obblighi a rimanere per un tempo infinito in uno spazio ristretto, formato di sbarre di ferro e lacrime. Lo faccia nascere con un destino già scritto.
Tutti hanno sulla bocca la parola “incoerenza”. Anch’io, in quella folla, la odo e la penso. Ma sono stretta a me, in un angolo buio, la sigaretta (non testata) fra le labbra e un dolore al petto. Mi stringo e penso. Penso e mi stringo. Mi metto nei panni delle volontarie che hanno organizzato il “banchetto”, che fanno parte di questa piccola Associazione “bisognosa di denaro” per curare ogni tipo d’animale. Ogni tipo. Ma il maiale? Non fa parte del gruppo? Viene sacrificato per gli altri compagni o per le altre specie? Perché lui o chiunque altro? Perché un sacrificio? Sarebbe come indire una cena di raccolta fondi per le popolazioni estremamente povere dell’Africa e far sedere le persone su seggiole dorate, mangiando con posate d’oro. Oppure, ancora più simile e forte, organizzare un pranzo per i bambini denutriti e servire uno di loro per cena. Oh, sì: so che per alcuni quest’affermazione è scandalosa… Ma è la semplice verità. Pensateci, per una volta senza giudicare. Riflettete. È la stessa cosa.

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Si avvisano i gentili spettatori che le proiezioni stanno per ricominciare.
Il film è risultato irreparabile, quindi abbiamo provveduto a sostituirlo con una nuova pellicola…
SI CHIAMA VITA.
Chi desidera andarsene potrà farsi rimborsare il biglietto. Prima di uscire abbiamo predisposto un catino ove lavarsi le mani sporche di sangue, pur sapendo che non riuscirete mai a pulirvi.

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martedì 1 ottobre 2013

L’umanizzazione dell’animale



[per facilitare il testo, gli animali non umani li chiamerò semplicemente “animali”, mentre gli animali umani semplicemente “umani”, senza però togliere il significato ai termini completi]



Come esposto nel post precedente, la causa animale è attuale, sentita e molto importante. Molte persone scendono in campo attivamente per sensibilizzarne altre, per far valere i diritti animali, per liberar loro dalla crudeltà umana e per compiere tutto quanto si rende necessario al fine di riconoscere gli animali come individui senzienti con i propri diritti universali.
All’interno degli amanti degli animali (e non per questo animalisti, vegani, vegetariani o sensibili verso tutte le specie) troviamo una fetta di persone convinte di far loro del bene offrendo quelli che noi umani chiamiamo “agi”. Anche questo è un problema: gli animali non devono essere materialmente umanizzati!
Quando ci si occupa degli animali -che sia un individuo singolo o siano un gruppo- è necessario (io preferisco dire “vitale”) informarsi esaustivamente sulle loro necessità. Le stesse variano da specie a specie, anche se fanno parte dello stesso cerchio (v. mammiferi). A questo scopo sono senz’altro utili manuali cartacei, conoscenti che si sono già presi cura della stessa specie e i veterinari. Questi ultimi sono sicuramente una  buona fonte di informazioni importanti alle quali affidarsi prima di adottare (“comprare” non lo considero nemmeno) un animale. Sottolineo la serietà di aggiornarsi anzitempo e non attendere il momento nel quale la creatura sarà già arrivata sotto la nostra ala.

Pensiamo ai cani. Essi discendono dai lupi e non hanno mai perso il contatto con i loro possenti avi, tanto da essere ancor oggi più forti, sfacciati e determinati se in branco. In natura, i lupi cacciano grosse prede e questo può accadere unicamente con l’aiuto degli altri membri del branco. Diversamente, la cattura sarebbe impossibile. Questo ci porta alla caratteristica carnivora del cane, sfumata dalle decennali abitudini umane di dare loro in pasto gli avanzi -onnivori- dei pasti. I cani, però, hanno lo stomaco corto che non gli permette di metabolizzare troppi avanzi vegetariani. Devono inoltre avere accesso costantemente all’acqua, come tutti gli altri esseri viventi.
 Anche i cani, come i maiali, hanno bisogno di grande movimento. Per questo animale, correre e camminare sono due attività vitali e senza le quali non riescono a mantenersi in salute. Per contro, egli necessita di un posto tranquillo e riparato per godersi il riposo, ma senza essere allontanato dal resto della famiglia (che, in mancanza di altri simili, rappresenta il suo branco).
I cani che nell’età adulta sviluppano problemi comportamentali, spesso sono stati prematuramente allontanati dalla madre quando erano cuccioli (il periodo minimo sono 8 settimane). In ogni caso, questi animali necessitano di un’intensa vita sociale e per loro è importante il contatto con i loro simili.
Parliamo dell’umanizzazione. Ho assistito a umani che ingozzavano il “proprio” quadrupede con leccornie (umane) di ogni tipo. Cioccolato compreso. Quest’ultimo potremmo definirlo veleno per i cani. Inoltre, molti non si adeguano alla necessità di dosare il cibo con il quale riforniscono “Fido”, finendo per creargli molti problemi di salute. Altresì i cani abbisognano di un osso da rosicchiare, reso necessario dall’esigenza di masticare molto (non soddisfatta dai cibi morbidi che diamo loro in pasto).
Ricordiamoci che il cane, come il lupo, possiede una spiccata capacità di leggere gli stati d’animo degli altri simili, come dell’essere umano. I gesti, però, non sono compresi alla nostra stessa stregua. E qui entra in scena l’umano: abbracciare un cane, seppur spinti da un moto d’affetto, non è compreso dalla bestiola e può essere frainteso. Chiaramente con l’andar del tempo un cane può assimilare l’abbraccio del suo “padrone” come un gesto amorevole, ma per lui rimane comunque un “mistero”.
L’eccessiva umanizzazione della specie, ha portato anche a comportamenti assurdi e assai discutibili: tatuaggi sulla pelle dei cani, tinte e disegni al loro manto peloso, piercing, vestitini sempre più “alla moda” (il chihuahua qui è particolarmente preso di mira). Se io compro una pettorina da trenta franchi al “mio” cane, lo faccio per il cane; se spendo 200 franchi per averla “firmata”, lo faccio esclusivamente per me stesso. Tutto quanto descritto è lo specchio di una società che vuole apparire e usa gli animali come ulteriore tramite. Nessuna di queste cose è fatta per il benessere dell’animale. Nessuna.
Una volta, in territorio italiano, si diede in adozione un Pitbull. La persona che lo adottò era davvero premurosa, consapevole, informata e carinissima con la bestiola. Quando lo portammo da lei, c’era anche il compagno. Tirò fuori da un sacchetto un collare borchiato dicendo: ecco, con questo farai proprio una bella figura. Ecco: per quest’uomo il cane era un oggetto da esibire, contrariamente al pensiero della sua compagna.

I maiali provengono da un habitat quale la foresta, con tutti gli spazi aperti ad essa attigui. In questo stato naturale sono capaci di percorrere svariati chilometri in un giorno; la notte invece riposano, poiché sono animali diurni e con il buio perdono la capacità di orientarsi. Sono animali che amano stare in gruppo, ma necessitano assolutamente di un luogo ove poter stare in pace, da soli. Quando non si trovano nella foresta, ma a ridosso dell’uomo (parlo di animale da compagnia, o accudito perché bisognoso, e mai e poi mai di “allevamenti”!), devono poter disporre un giaciglio asciutto e preparato con erba essiccata (generalmente di qualche cereale), spazioso per potersi stendere su un fianco. Non deve nemmeno mancare un grande spazio dove camminare ed esplorare: attività che in libertà occupa quasi tutta la giornata del maiale. In caso contrario potrebbero incorre in comportamenti aggressivi, insoliti o compulsivi. Questi animali sono onnivori e normalmente (nell’habitat naturale) si cibano con radici e tuberi, semi, funghi, uova di uccellini, frutta e foglie. Può anche accadere che il maiale decida di mangiare qualche topolino o piccolo animale.
Negli anni ho visto tanti maiali e altrettanti umani. Pochi di questi ultimi sapevano davvero cosa stavano facendo, spesso in buona fede e ingenuità. Giacigli costruiti con cuscini e trapunte, con massi o griglie di metallo, con lastre di sasso o enormi contenitori di plastica. Animali coperti durante il riposo con piumini o vecchie maglierie. Ho guardato maiali mangiare polli, torte, gelati, persino caramelle. E tutto questo, secondo le persone di buona volontà, in nome del loro benessere. Mi dispiace dirlo, ma la verità è contenuta in una sola parola: umanizzazione. A noi umani piacerebbe così, quindi trattiamo l’animale dal nostro punto di vista e non dal loro.

Si potrebbe continuare con i gatti, assai più “indomabili” delle specie citate prima. Ci sono persone che chiedono di sedarli quando sono troppo vivaci, oppure li fanno anestetizzare per dipingere il pelo o -come per i cani- imprimergli un tatuaggio, o ancora li costringono a due interventi atroci: la rimozione delle corde vocali (il miagolio pare sia fastidioso) e/o la rimozione completa delle unghie. Per un micio, non avere le unghie è una tortura terrificante e inimmaginabile. Questa operazione le estirpa totalmente, lasciandoli pieni di dolore e con le zampine fasciate per diverso tempo. Non potranno più compiere atti essenziali per la loro naturale vita. Questa non è forse umanizzazione? Egoismo? Questo non è amare un gatto, ma rovinargli l’intera esistenza.
Per non parlare di coloro che obbligano i gatti a fare il bagno. Per natura, esso è contrario all’acqua tranne per rari casi e per alcune razze. Fargli spesso il bagno riduce la quantità di proteine presenti nel pelo.
Spostandoci sul tema “cibo”, contraddirò molti dei pensieri animalisti (come ho fatto per il cane). Tutti noi che lottiamo per i diritti animali, sogniamo animali vegani. Tutti. Il punto è che sogniamo anche la libertà di tutti gli esseri viventi. Allora un giorno ho cominciato a riflettere: “se io desidero, ad esempio, i gatti liberi… in natura -quindi per loro istinto- mangerebbero vegano? La risposta è no. Il micio selvatico non assimila le sostanze delle quali ha bisogno solamente dalla carne, ma anche dal contenuto dello stomaco delle sue prede (lo so: è disgustoso). Gli orrendi preparati industriali (per preparare i quali milioni di animali sono infelici vittime) contengono ciò che il gatto odierno non può o non è in grado di cacciare. Non difendo assolutamente i metodi di preparazione di queste scatoline “mischiaticce”, ma voglio spiegare il punto di vista del felino “domestico” allontanando il nostro (di umani e di animalisti). In queste preparazioni possono trovarsi anche riso, pasta, verdure: alimenti digeriti dal gatto, ma che non potrebbe utilizzare esclusivamente per nutrirsi. Oggigiorno esistono cibi vegani propriamente studiati, ma rivolgendomi al cuore di coloro che professano la liberazione animale, contesto: se come me li volete davvero liberi, allora lasciateli liberi di essere loro stessi anche nel cibo.

Potrei andare avanti per molto tempo, parlando di cavalli, criceti, ratti, pecore, capre, galline, tartarughe, pesciolini, furetti, conigli, uccellini, porcellini d’India, asini, petauri, lemuri, ragni, serpenti, mucche, tacchini, … Spesso umanizzati (oltre che barbaramente uccisi).

Desideriamo, vogliamo, la libertà degli animali, ma mettiamo in atto (sovente involontariamente) meccanismi che non fanno altro che portare ancor più dipendenza agli stessi.
Ho conosciuto persone che correvano appresso al gatto o al cane con la paura che potessero farsi male o lerciarsi. Questa è infida e ingiusta umanizzazione. Lasciate che un cane si bagni con una leggera pioggerellina, anziché mettergli il mantello! Lasciate che il gatto catturi un insettino (pur crudele e terribile che sia), piuttosto che tarpare la sua natura! Lasciate che il maiale dorma nel fieno e corra tutto il giorno, anziché abituarlo a comportamenti per lui “anomali”! Lasciate che gli animali saltino, si avventino, giochino, si sporchino, si chiamino, si rincorrino: lasciateli vivere!

Mi aspetto qualche provocazione, come ad esempio la tipica domanda: allora non dovremmo nemmeno curarli? 
Rispondo con serenità e un piccolo sorriso abbozzato: ho detto di non umanizzarli, non di non amarli.

Sara Pettinaroli

domenica 29 settembre 2013

La guerra del cuore e la fatica del mondo


Sono tempi durissimi, per gli animali non umani. Tempi nei quali si inneggia al progresso (personale, evolutivo, tecnologico, scientifico, medico, strutturale, …), ma che pochi osano scandagliare nel profondo. Negli abissi di questo pseudo progresso, troviamo le rovine di grandi navi un tempo condotte nel mare della società da capitani pieni di forza di volontà, coraggio, senso di giustizia e determinazione. Persone che hanno donato tutto il loro essere nel nome di cause serie e fondate. Tra queste, la causa animale. Certo, alcune navi stanno solcando i mari proprio nel momento in cui sto scrivendo e a loro vanno le mie più profonde ammirazioni, la mia stima, il mio appoggio, il mio attivismo e il mio credo. Purtroppo, però, l’opposizione dei cavalieri che trottano su pile e pile di denaro… si fa sentire più forte che mai. Agli attivisti per i giusti diritti degli animali non umani, si contrappongono gli interessi capitalistici di innumerevoli industrie: dalle farmaceutiche alle scientifiche, passando per le alimentari e agricole, per finire alle mediche, alle conciarie e via discorrendo. Numerose persone che lottano per gli animali non umani si ritrovano circondate da utili  globali inimmaginabili.
È il caso di spiegare a fondo quanto un animalista si ritrovi in difficoltà sempre maggiori, cominciando dalle più prossime a loro stessi. Gli attivisti, i volontari e coloro che mettono il cuore in questa causa, sono sottoposti a pressioni e situazioni che definisco “a piramide”.
1.       In primis, la sofferenza personale. Essa è composta: dal dolore nel vedere le brutture (a volte inconcepibili per chi non le ha mai vissute) alle quali sono sottoposti gli animali non umani (domestici, da reddito, da lavoro, da combattimento, …); dalla disperazione provata nel mettersi nei panni degli stessi; da ore ed ore di cammini o viaggi intrapresi per aiutare qualunque specie; dal sonno turbato da quanto hanno veduto o dalle chiamate di emergenza; dal cedimento della propria forza fisica e morale; dal terribile senso di impotenza e frustrazione che nasce dalla consapevolezza di non poter aiutare tutte le creature; … È così, si soffre indicibilmente, ininterrottamente, sinceramente. Si soffre per gli animali (i nostri fratelli) non per sé stessi. Per questo è così difficile. Le persone che lottano preferiscono patire un tormento totalmente personale, piuttosto che farlo subire alle altre creature. E questo non è affatto stupido: è il senso della vita.
2.       Poi arriva il passo delicato, che per coloro che non sanno sembra il più facile: coinvolgere amici,  parenti, colleghi e conoscenti. Riuscire ad entrare nel cuore dei famigliari e delle persone che si stimano, è assai arduo. Non perché loro non credano veramente nella causa, bensì perché il sistema ha perpetrato il silenzioso e graduale lavaggio al cervello. Pochi riescono a vedere una mucca osservando una bistecca, come pochi vedono un maiale affettando un salame e via dicendo. Per non parlare degli oggetti di uso comune o dei medicinali, tanto per citarne un paio. I primi fatti di pelle, cuoio, lana e i secondi sperimentati devastando creature sezienti ma immobilizzate e torturate. Non mancano nemmeno il classico riferimento ai tempi andati o all’estremismo. Frasi come “prima non eri così” o “un tempo mangiavi la carne” (spesso pronunciate sorridendo ironicamente o con toni provocatori) non significano nulla: dovreste ammirarci perché è scattato un “clic” nella nostra mente e siamo finiti sulla sponda di coloro che hanno compreso e hanno conseguentemente deciso di cambiare radicalmente, disinteressandosi del sistema. Inoltre, manifestare pubblicamente le proprie idee di libertà e giustizia non è affatto un estremismo, ma la dovuta conseguenza del “clic” citato pocanzi. Amici e parenti sono (e saranno sempre) coloro che meno seguono l’amico, il figlio, il fratello, la sorella (etc) nella causa animale.
3.       L’altro gradino è vivere “fuori”. Chiunque cammini in direzione di un mondo migliore, sa benissimo quanto sia difficoltoso continuare la propria vita nella società. L'animalista vede il mondo con occhi diversi e niente di ciò che gli si para dinnanzi può renderlo sinceramente felice. Ad ogni passo si incontrano ristoranti e supermercati con la morte in vetrina, macellerie, pollerie, pescherie, caseifici,  pelletterie che mostrano gli ultimi capi in pelle o pelliccia, farmacie, pubblicità ricche di animali sorridenti, zoo, circhi, laboratori, istituti di ricerca, … Tutto questo fa tornare al punto 1: la sofferenza personale. Recarsi in luoghi sociali diventa uno sforzo, intrattenere rapporti amichevoli pure. Ci si sente come i peggiori fumatori in mezzo a centinaia di bambini innocenti e si è trattati di conseguenza. Chiedere un piatto vegano, per la società sembra qualcosa di cui vergognarsi; cercare scarpe in materiali sintetici induce le commesse a chiedersi come mai o ad additarci come “clienti complicati”, … Potrei continuare per molto, ma non è necessario.
4.       Anche esprimere le proprie opinioni in merito ad argomenti legati agli animali non umano è complesso. Parlare di caccia, di spettacoli circensi, di macellazione, di produzione di uova o latticini, di vivisezione o altro ancora, induce gli interlocutori a tre modi di reazione (atti soprattutto a vanificare e/o demolire le parole ascoltate). Il primo è lo scherno: deridere le opinioni informate di un animalista è il metodo per eccellenza. Questo permette agli altri di minimizzare l’impatto della verità esposta e di cercare di indurre la persona ad ammettere un’ignoranza in materia. Il secondo è il finto dibattito informato: gli interlocutori cercano di screditare la persona adducendo a leggende metropolitane, a bugie delle multinazionali, a “sentiti dire” discutibili nonché  biasimabili e cliché da slogan pubblicitari. Il terzo modo, assai apprezzato dagli oppositori è l’arrabbiatura: cercare di aizzare polemica o avventarsi contro colui che esprime la causa animale è un metodo comprovato e, benché inefficace, molto seguito. La storia ci insegna che è anche la maniera utilizzata da chi non ha ulteriori argomentazioni da esporre, né tantomeno da sfruttare per cercare di distruggere le tesi altrui. Non di rado, gli animalisti sono esposti a minacce (dalle più innocue fino a quelle di morte imminente), a pestaggi, a insulti pesanti e a contro-cortei di protesta.
5.       Arriviamo alle industrie citate inizialmente. Qui parliamo di miliardi e miliardi di fatturato proveniente dall’increscioso e crudele sfruttamento degli animali non umani. È un discorso davvero ampio, per il quale si renderebbe necessario un lungo capitolo a parte. Cercando di riassumere, però, vorrei immaginaste la mole di creature assassinate a nostro “beneficio” (questo è ciò che vi fanno credere): sono torturati uccisi a scopo alimentare più di 180 miliardi di animali ogni anno (per darvi un’idea, sono circa 310'000 animali ogni minuto!), nei laboratori di vivisezione (oggi chiamata “sperimentazione animale”) sono torturati e uccisi circa 400 milioni di esseri, le industrie della pelliccia ne scuoiano all’incirca 980 milioni (70 in allevamenti crudeli e intensivi, 10 catturati in natura con metodi atroci, e 900 è il triste numero di conigli). Senza contare i numeri celati, i “prodotti” che non ho elencato, gli animali utilizzati per spettacoli, quelli tristemente obbligati a combattere fino alla morte, eccetera.
Ogni industria (vedasi la lista all’inizio del testo) ha il suo tornaconto. E chiunque può capire quanto a queste multinazionali milionarie interessi zittire coloro che portano avanti la giustizia animale.
6.       Giungiamo ai tenutari della paura. Vi chiederete chi sono, ma sicuramente riuscirete a darvi le risposte che cercate dopo un piccolo ragionamento.
a.       Ora mangiate carne, pesce, latticini e uova perché vi hanno detto che senza non si può vivere, vi hanno detto che fanno bene. Cominciano sin da piccoli e il sistema ci ingloba in questo ragionamento ogni secondo della nostra vita, utilizzando ogni mezzo (ad oggi internet, la televisione, i giornali, i medici, …). Se il valore del ferro cala, vi dicono di mangiare carne rossa, se manca calcio vi dicono di bere latte, se mancano gli omega3 di mangiare pesce, se manca vitamina H di ingozzarvi di uova, se avete problemi intestinali di nutrirvi con un po’ di parmigiano, …
b.      Ora utilizzate pillole per il mal di testa, per l’influenza, per i dolori, per l’acidità, per la pressione, per la pelle secca, per dormire, per stare svegli, per digerire, per l’aria nello stomaco, per la concentrazione, per questo e per quello e per quell’altro ancora. Vi dicono che senza di esse e senza antibiotici non riuscireste a superare nemmeno un’influenza. E quando arrivano malattie molto più serie e purtroppo gravissime, vi curano con un farmaco che (leggasi indicazioni scritte su di esso) “può provocare tumori”.
Ad esempio, nessuno vi informa sul mangiare semi di lino in modo da aumentare il ferro, noci per gli omega3; nessuno vi dice che più proteine mangiate e più calcio eliminerete (e ovviamente nessuno vi dirà che in natura esso si trova nei semi di sesamo, nel cavolo verde e negli spinaci, nella quinoa, nelle arance, …); nessuno vi dice che la vitamina H (biotina) si trova anche nella frutta secca, nel riso integrale, nelle lenticchie, nei piselli, nei funghi, nei cavolfiori (…);  chiaramente nessuno vi dice anche che il parmigiano non protegge l’intestino, ma anzi favorisce la cattiva assimilazione del lattosio in esso contenuto e quindi sarebbe meglio utilizzare un po’ di lievito alimentare naturale.  Inoltre nessuno vi dice che ca. n terzo del grano prodotto nel mondo viene utilizzato per l'alimentazione degli animali cosiddetti “da macello” (per “produrre” 1 kg di carne servono 16-20 kg di vegetali) e che, nello stesso mondo, circa 200 milioni di bambini (e parliamo “solamente” di bambini, tralasciando gli adulti) soffrono di denutrizione grave.
Infine, nessuno vi dice che la natura ci ha offerto tutto ciò che serve per guarirci dai sintomi sgradevoli e dalle malattie. Prendiamo ad esempio il macerato glicerico di ribes nero, che è il cortisone naturale (adatto ed efficacissimo, tra le altre cose, contro le allergie!). Senza che io stia ad elencarvi ogni cosa, potete scandagliare le enciclopedie di erbe medicinali, di fitoterapia e tutto ciò che la medicina alternativa (vegetale!) mette a disposizione. Non si tratta affatto di effetti placebo, ma di veri e propri miracoli della nostra Terra. Certo, prima è bene disintossicarsi da anni ed anni di sostanze chimiche, provate sulla pelle degli animali non umani con sofferenze nemmeno esponibili (senza contane, in ultimissima posizione sulla nostra scala dei valori, che la conformazione genetica non è simile a quella degli animali umani e quindi totalmente inefficace).
Questo è il modo con cui il sistema (multinazionali e persone “di potere”) vi tiene in pugno. Non devo aggiungere altro: riflettete.
7.       Infine… l’ambiente. Pozzi petroliferi, aumento esponenziale di automobili, centrali nucleari, industrie farmaceutiche (ancora loro) che rilasciano polveri, fabbriche di prodotti vari, gli stessi allevamenti intensivi (informatevi riguardo al metano, a tal proposito), aerei, razzi, guerre (quindi missili, bombe, mine, ..), monocolture, sfruttamento delle risorse idriche e generali, disboscamenti, … In tutto questo ci siamo noi, ma soprattutto gli animali non umani. Sono sfrattati, uccisi (volontariamente o meno), razziati, estinti. A causa di quanto ho descritto. Tutte vittime del nostro “progresso”, della nostra avidità, della nostra sete di possedere e sfruttare ogni creatura e ogni cosa presente sulla Terra. E per cosa? Per un nostro tornaconto. Per soldi. Soldi che non ci serviranno, quando il nostro corpo smetterà di funzionare. E non ci servirebbero (non in quantità così grosse, almeno!) nemmeno oggi, se fossimo capaci di rispettare il nostro Pianeta, convivere e collaborare. Senza interessi, ovviamente.

Stiamo lottando contro tutto questo e a favore della Vita. Quella di tutte le creature, compresa la nostra. Non ci si può battere unicamente per l’ambiente, perché nell’ambiente ci sono anche gli animali. Non ci si può battere unicamente per gli animali, perché vivono nell’ambiente. E non ci si può battere unicamente per una delle cose, perché in tutto questo c’è anche l’animale umano: noi. Ma siamo proprio noi il fungo infestante del mondo: nessun animale non umano uccide per diletto, nessun animale disbosca, sporca, inquina, sfrutta le risorse.. .come facciamo noi. Nessuno. Perciò NOI SIAMO IL PROBLEMA. E dobbiamo capacitarcene. Dopo averlo fatto dobbiamo alzarci in piedi e cambiare le cose. Non lamentarci, non aspettare, non demandare, non delegare: TUTTI dobbiamo alzarci ORA e fare qualcosa di concreto e radicale. Senza mezzi termini, senza eccezioni. Siamo schiavi di un sistema che ci vuole ignoranti e ciechi. Perché molti lo accettano? Perché vi fate dirigere come statiche e sterili marionette? Rispettiamo la VITA e facendo questo miglioriamo il mondo. Non è difficile.
I nuovi modelli di telefonini, tablet, PC, notebook, console di giochi, automobili, orologi, stereo, … non vi cambieranno la vita in meglio. Sarete ulteriormente schiavi, ulteriormente sottomessi (spesso senza rendervene conto) al volere del Dio denaro e delle industrie che governano il mondo. Nessuno ha un Governo: essi sono semplicemente pedine inconsapevoli (o consapevoli, dipende) delle Corporates (ovvero le multinazionali globali e multimiliardarie).
Lo scopo di chi lotta per le cause animali, non è apparire, né divenire famoso, né tantomeno accaparrarsi qualcosa. Quando si intraprendono strade camminando con il cuore, il lucro rimane a casa. Non guardateci sempre con occhio critico, ma imparate ad osservare nel vostro piatto, nella vostra vita. Aiutateci nel nostro obiettivo, che è limpido e chiaro: rendere il mondo un luogo pacifico, felice e armonioso per TUTTI.

Sara Pettinaroli


lunedì 8 luglio 2013

Medioevo quando fa comodo: San Firmino e la tortura dell'inquisizione







Ticinonews, 8 luglio 2013, ore 11.49

La festa di San Firmino, a Pamplona, ha già registrato 47 feriti nella caratteristica corsa di migliaia di persone davanti ai tori. Non tutti, però, sono stati vittime dei tori: una ventina sono dovuti a contusioni riportate nelle cadute a causa della grande calca. Le celebrazioni in onore del protettore di Pamplona - capitale della Navarra - hanno origine medioevale e sono caratterizzate dall'"encierro", una corsa di 825 metri per le viuzze in pietra del centro storico nella quale migliaia di persone tentano di correre davanti a una sestina di tori. Ogni mattina, dal 7 al 14 luglio, alle 8 si svolge un encierro, quello di oggi è stato il più veloce, con 2 minuti e 27 secondi. Le feste di San Firmino sono considerate tra le più famose al mondo dopo il carnevale di Rio e l'Oktoberfest di Monaco e ogni anno radunano decine di migliaia di turisti, tanto che la popolazione di Pamplona, circa 200 mila abitanti, si raddoppia.

Pochi. Sono pochi 47 feriti. E il toro? I tori come stanno? Cosa ne è stato di loro o cosa ne sarà? Chi li ha guardati negli occhi vedendo esseri spaventati, istigati e torturati dai presenti? Sono 47 feriti per scelta. Loro sono andati lì, loro si sono fatti rincorrere, loro si sono accalcati nella folla impazzita, loro chiamano questa “festa” un “divertimento”. E c’è ancora qualcuno di noi che si preoccupa della loro salute? Siamo di fronte a una violazione dei diritti animali (una delle tante, purtroppo) e i giornalisti (in generale) scrivono di uomini feriti. Vorrei che qualcuno potesse redigere un articolo constatando i danni fisici e psichici degli animali coinvolti, costretti in una stupida corsa che si continua a vantare come “tradizione medievale”.
 Nel Medioevo si torturavano donne accusate di stregoneria, di impalavano i prigionieri, si infliggevano pene come il rogo o la pubblica ghigliottina, si sottoponevano gli interrogati a lunghi periodi di assenza di cibo; inoltre esisteva il Tribunale dell’inquisizione dove, ad esempio, venivano utilizzati metodi di punizioni come i tratti di corda (ovvero sollevare con carrucole l’imputato con le mani legate dietro la schiena e poi farlo cadere), la culla di Giuda (posizionare gli orifizi dell’imputato sulla punta piramidale dell’oggetto e lasciarlo per lungo tempo), la gabbia (le persone venivano messe all’interno di una gabbia a forma di corpo, esposti al sole o a pubblico appannaggio), lo straziatoio del seno, la cremagliera (telaio di legno con due tiranti fissati al fondo e altri in alto, quando il torturatore girava la maniglia le corde tiravano le braccia della vittima), la ruota (gli arti dell’imputato erano legati ai raggi di una grande ruota, questa veniva fatta girare e si rompevano le ossa del malcapitato con un martello di ferro), lo spaccatesta (per comprimere lentamente la testa e quindi spaccarla), la sega (con la vittima legata a testa in giù in modo che fosse cosciente il più a lungo possibile), lo spaccaginocchio (punte affilate sui lati che si comprimevano sull’arto girando una maniglia, penetrando così nella carne), … E potrei andare avanti ancora. Gli ultimi due strumenti, guarda caso, erano utilizzati maggiormente dall’inquisizione spagnola.
Vi chiederete: questo cosa c’entra? Beh, alcune “tradizioni” Medievali perdurano nonostante la loro raccapricciante crudeltà: come mai non sono state eliminate come le torture sopra descritte? “Solamente” perché “i tori sono solo degli animali”? Abbiate coerenza: smettete queste corse di morte oppure abbiate il coraggio di reintrodurre i metodi punitivi di un tempo.
Un giorno scoprirete di aver massacrato i vostri fratelli. E sarà troppo tardi.
Noi agiamo ORA.